Ma che cosa volevano gli “scissionisti” del Partito Democratico? Che cosa voleva Michele Emiliano? Ieri dopo aver ascoltato l’intervento del governatore della Puglia all’Assemblea del PD, ho subito messaggiato un amico anticipandogli: “Emiliano ricuce”, la scissione non si fa. Per fortuna, pensavo, adesso si torna a parlare di cose importanti.

Poi però oggi invece leggo questa nuova dichiarazione di Emiliano: “fino a martedì mi tengo le mani libere, lavoro fino alla fine per un’intesa”. Allora mi viene lo sgomento. Ma come? Cosa m’è sfuggito ieri? Non eravamo “a un passo” dalla soluzione? Non aveva detto Emiliano che la ricandidatura di Renzi era legittima? Ma allora qual è, il problema? Che linguaggio usano questi? Anche Pier Luigi Bersani, una persona ottima, un ottimo ministro in passato e un potenziale ottimo ministro per qualsiasi governo futuro: pure lui, continuare a sentirlo parlare sempre per metafore (“Renzi ha alzato un muro”; serve una “correzione di rotta”; “questa idea di fare le cose cotte e mangiate è una forzatura”) ti fa agitare, ti esaurisce. Ma siamo o no nel tempo della rete? E’ vero o no che Grillo, senza scoprire niente, ha capito che il discorso politico oggi deve essere più diretto con i cittadini, e la rete ne è l’ecosistema naturale. E tu Bersani gli parli così, alla rete?

Ma forse—è proprio questo il punto, forse non stanno parlando alla rete. Forse stanno parlandosi tra di loro. Ecco, allora, per provare questo punto, chi ha 14 minuti (da perdere?) si ascolti l’intervento di Michele Emiliano . Renzi ha parlato prima di mezzogiorno. Emiliano prende la parola alle 16.28. In più di quattro ore—dopo la scissione ormai cosa quasi fatta del giorno prima—sembra che qualcosa del discorso di Renzi (o quant’altro dietro le quinte) abbia fatto tornare un po’ di sereno. Nel discorso, Emiliano addirittura augura al segretario dimissionario Renzi di vincere di nuovo al prossimo congresso. E dice che un modo si troverà per far esprimere a tutti le loro posizioni. Il problema sarebbe solo di “metodo”.

E infatti c’era sembrato, che il problema fosse solo di “metodo”. E qui tocca fare una digressione, perchè la parola “metodo” in politica fa accaponare la pelle. Perchè di metodi, nella storia politica, ne abbiamo subiti tanti nella nostra vita. Metodi incomprensibili, oscuri, gergali, autoreferenziali hanno governato tanto le pratiche del Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, quanto le “convergenze”, le alleanze, le “piattaforme”, le pugnalate alla schiena dei congressi democristiani—e del PCI— in Italia. Di questi “metodi” non se ne può più. Urge tornare alle questioni pratiche. Il dibattito politico costante che si svolge in rete lo richiede. Ma questo non significa, ovviamente, che non si debba parlare anche di posizioni filosofiche. Cioè dei principi che stanno dietro alle soluzioni pratiche (è giusto redistribuire reddito dai ricchi ai poveri? L’apertura dei commerci al mondo è un valore? E’ giusto sacrificare un po’ di certezza e qualche denaro, per accogliere emigranti che fuggono dalla disperazione?). E infatti ho ascoltato con molto piacere il discorso di Francesco Boccia. Il quale, concentrato su questioni filosofiche e anche pratiche—non di metodo—, chiede legittimamente a Renzi, per fare solo un esempio, se il partito democratico si fondi ancora su “la centralità della persona, non la centralità del mercato”, perchè—così Boccia intende—“il mercato e il capitalismo sono sempre riformabili”.

Queste sono questioni serie, di cui quindi si parla ancora all’interno del Partito Democratico, anche se Boccia vorrebbe si parlasse di più. Come anche della riforma della scuola, sulla quale Boccia riconosce che “il governo Renzi è quello che ha messo più soldi nella scuola della storia recente Italiana”, ma anche che l’attuazione della riforma non ha funzionato.

Queste sono discussioni sane. Non di metodo. E qui chiudiamo la lunga digressione e torniamo a Emiliano. Il quale, capisco, cerca di farsi mediatore tra Renzi e la minoranza. Se però in diretta, in streaming dichiara quello che ha dichiarato ieri (“siamo a un passo” dalla soluzione), come facciamo poi a leggere oggi che ancora si deve trovare un’intesa? Non metto in dubbio che, in ipotesi, Emiliano sia un santo votato a tenere insieme la barca, quindi magari dica cose come portavoce di altri pur non essendolo ufficialmente, e quindi talvolta sbaglia a interpretare le cose. Ma il problema è di quale intesa parlate? Il problema era solo di metodo? O era di sostanza? Non mi interessa leggere oggi sui giornali che la sintesi delle richieste della minoranza sarebbero un “congresso in autunno  primavera, preceduto da conferenza programmatica e legge elettorale senza capilista bloccati. (questioni per altro quasi tutte di metodo). Perchè se anche davvero fossero queste le richieste, allora non montate tutta questo circo di giravolte, di allusioni, di discussioni politichesi che obbligano la gente a rincorrervi senza capirvi e a dover interpretare le metafore! Fate un c***** di comunicato stampa! Chiaro, limpido, senza la necessità di insultare i cittadini che perdono (“perdono”? Da inguaribile ottimista voglio continuare a mantenere l’interrogativo) tempo ad ascoltarvi o a commentare in rete. I cittadini, i simpatizzanti e anche gli avversari hanno diritto e bisogno di vedere le questioni esposte chiaramente, se possibile in diretta, senza poi trovarsi intellettualmente “raggirati” da allusioni a intese da prendere nel chiuso di una stanza, senza sapere se sono solo i metodi, o invece delle politiche sostanziali a lacerarvi! Ma come fa Bersani, a non capire che se non si intuisce questo cambiamento radicale di ambiente politico oggi, allora vuol dire che siete fuori dal mondo, anche se il cuore vi dice che no, ce l’avete a cuore, il mondo, che il vostro primo pensiero è dare una risposta alla gente che soffre e che è rimasta indietro (perchè lo so che è così, ne sono convinto). E come fate a non vedere che Renzi, con tutti i difetti di mancanza di comunicazione interna di cui lo accusate, cerca sempre invece di riportare il discorso sui dati concreti, sui risultati, sui progetti, e sul bisogno di comunicarli a chi lo ascolta (con tutto che poi lo stile di comunicazione possa piacere o meno)? Poi potrete tutti contestare politicamente le scelte di Renzi, classificarle come centrismo, neoliberalismo eccetera. Ma prima di tutto non cade il mondo se in un partito, a seconda dei leader, le politiche cambiano di accento e di strategia—bonus vs riduzione dell’IRPEF sono diversi mezzi nella stessa direzione (chiedete ai cittadini, se queste, al giorno d’oggi, sono questioni dirimenti—parolone d’altri tempi.  E in secondo luogo, prima ancora di scindervi sugli spazi per la discussioni politica, cercate invece di capire, ma capire veramente, come la rete abbia cambiato—in meglio, direi—il bisogno di partecipazione e la richiesta di comprensione della politica da parte dei cittadini. Queste inutili parate politichesi non sono più sopportabili, lo capite o no?

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